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La Paura Mediatica

La paura mediatica

Bentornati tra i miei angoli smussati.

A volte, smettere di vivere è una scelta. Soggettiva, ponderata, maturata al termine di una serie di esperienze personali. Altre volte, è un’imposizione mascherata da scelta individuale ma che in realtà è la logica conseguenza di un disegno che qualcuno, dall’alto del proprio trono, aveva stabilito a priori.

I mass media spesso sono schiavi del potere e hanno il compito di divulgare la parola di chi comanda e tira le redini. In questo modo, spargono paura, ingrediente imprescindibile per tenere a freno chi ha una personalità spiccata.

Chi va controcorrente viene fatto passare per un folle visionario, e poi viene messo da parte. Perché in una società come la nostra, se vuoi restare a galla, non puoi permetterti di essere una voce che canta fuori dal coro. Nel gregge c’è posto solo per le pecore bianche, e quelle nere vengono incriminate per la loro diversità.

L’inevitabile conseguenza è che le persone prendono per oro colato tutto ciò che vedono o sentono attraverso i canali di comunicazione di cui possono fruire con più facilità – tivù, radio e quotidiani – e trascorrono le loro giornate accompagnati da consapevolezze frutto di notizie che sono state mitragliate loro con la precisione di un cecchino.

La mente diventa pigra, e la voglia di informarsi attraverso canali alternativi a poco a poco svanisce. E quella persona diventa automaticamente l’individuo perfetto da dare in pasto alla società: un automa programmato per non pensare e dire solo sissignore. E, quel che è peggio, per denigrare e azzuffare, verbalmente o fisicamente, tutti coloro che osano andare controcorrente. Perché in realtà siamo noi, singoli individui privi di potere, a ergerci a giudici supremi, e a disprezzare e insultare chi invece vorrebbe farci vedere le cose da un’angolazione differente. Invece di approfittarne e ascoltare i nostri interlocutori, ci chiudiamo in noi stessi, poi facciamo gruppo, e troviamo la forza di azzannare il diverso, mettendolo in croce. Per la gioia di chi, dall’alto, tira i fili.

Rispettare le idee differenti è sempre più difficile, condividerle ancora meno, perché gli automi nei quali siamo stati trasformarti non sono stati programmati per questo.

Cari smussatori di angoli, non sarebbe il caso di accogliere qualche idea che possa insinuare un po’ di dubbi nella (im)perfetta macchina informativa che ci accompagna ogni giorno?

Informarsi è un diritto, dire ciò che si pensa lo è altrettanto. O meglio, dovrebbe esserlo.

La verità spesso non è univoca e possiede tante sfaccettature; non diamo nulla per scontato, nemmeno il colore del pelo della pecora bianca. Chi ci assicura che quella pecora, in passato, non fosse nera?

E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti.

Un caro saluto smussatori di angoli.

 

(Immagini scaricate gratuitamente da Pixabay.com)

 

 

 

 

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Questo articolo ha 2 commenti
  1. Parole sacrosante. Ogni giorno mi ritrovo a fare i conti con un pensiero molto simile e sento la confusione crescere. Siamo tutti un po’ “schiavi” dei media e scindere è qualcosa in cui dovremmo esercitarci per il nostro bene ma anche per convivere meglio con chi ha opinioni differenti

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